Paoletti: ho trasformato l’Area Science Park nel distretto triestino dell’innovazione

Bilancio di fine mandato per il presidente dell’istituzione scientifica: dai nuovi insediamenti industriali nel porto al progetto Argo. Sarà Caterina Petrillo, fisica dell’Università di Perugia, a guidare Area Science Park nei prossimi quattro anni

TRIESTE. Il mandato del triestino Sergio Paoletti alla guida del più importante parco scientifico e tecnologico d’Italia dall’aprile 2016 si è concluso. Paoletti, nominato professore emerito dall’università, torna a fare ricerca. Sarà Caterina Petrillo, fisica dell’Università di Perugia, a guidare Area Science Park nei prossimi quattro anni. Paoletti, 72 anni, docente di biochimica e vincitore di numerosi progetti di ricerca europei, si è formato nella Snia Viscosa all’epoca di Enrico Bondi, il top manager che ha salvato la Parmalat e Montedison: «Il piano triennale delle attività di Area Science Park 2021-2023 nasce nell’anno della più grande pandemia dell’ultimo secolo. Abbiamo dimostrato una vitalità e una resilienza non comuni. E queste si ritrovano nelle pagine di questo piano che necessariamente diventa il più ambizioso piano industriale nella nostra storia».

Paoletti, missione compiuta?

In questi quattro anni in Area Science abbiamo favorito la profonda trasformazione della nostra istituzione scientifica in Distretto dell’innovazione sull’esempio tedesco degli enti di ricerca federali. Un modello importante è la sinergia con il porto di Trieste che può fare la differenza non solo nella logistica ma anche negli insediamenti industriali sui quali abbiamo trovato un ampia convergenza con il presidente Zeno D’Agostino. Mi riferisco al protocollo d’intesa con l’Autorità portuale che è stato l’ultimo atto del cda da me presieduto.

Qual è nello specifico l’orizzonte strategico dei progetti industriali nel porto di Trieste?

Il consiglio di Area ha varato giorni fa un piano triennale di sviluppo all’interno del quale è prevista una collaborazione sulle applicazioni industriali di energia e idrogeno. Si tratta del progetto strategico Hydrogen Hub per realizzare un punto di stoccaggio di idrogeno per la propulsione navale ad impatto ambientale zero. È previsto il coinvolgimento delle tre istituzioni universitarie della regione (Trieste, Udine e Sissa) e degli altri enti di ricerca triestini (Ogs, Cnr e Elettra Sincrotrone) insieme ad aziende della filiera.

Qual è lo strumento di Area per favorire nuovi insediamenti industriali?

Grazie all’accordo di programma tra Regione Fvg, ministero dell’Università e Ricerca e Mise abbiamo creato il sistema Argo che è stato cruciale per favorire l’insediamento di nuovi insediamenti industriali a Trieste. Penso in particolare allo sviluppo dell’area retroportuale con insediamento di Java Biocolloid Europe in un settore che integra le biotecnologie con il settore alimentare, in linea con le strategie dell’Europa sulla sostenibilità e sfruttamento delle risorse naturali.

Pensate di esportare il sistema Argo anche fuori regione?

Altre direttrici di estensione multiregionale di Argo, e quindi della presenza di Area Science Park, riguardano il Veneto, la Lombardia e la Toscana, sempre caratterizzate da costruzione di reti e attivazione di sinergie con Enti pubblici e privati. A supporto di questa linea abbiamo presentato al Mur un articolato e pluriennale progetto denominato e-Argo, ovvero “Estensione Nazionale del Programma Argo”.

E poi?

Considero un traguardo raggiunto la convergenza di Regione Fvg, Area Science Park e Confindustria Udine per diventare stakeholder di riferimento della società mista pubblico-privata Friuli Innovazione con l’obiettivo di dare vita ad un processo di rivitalizzazione e rilancio della società, nell’ottica della razionalizzazione e del coordinamento della politica regionale sui parchi tecnologici e, più in generale, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico.

Come portare risorse e competenze al territorio regionale?

Abbiamo creato una Fondazione promossa dalla Regione fra Area Science Park, Friuli Innovazione e altri enti per sviluppare iniziative innovative di impresa, attraverso una collaborazione pubblico-privata volta a mettere in rete gli asset della tecnologia avanzata, della digitalizzazione e dell’alta formazione. Un laboratorio di idee che in prospettiva può anche mettere in collegamento industria, ricerca e il mondo degli investitori, banche e venture capitalist che al momento risulta purtroppo frenato dalla pandemia. Al suo interno potrebbe integrarsi la nostra Innovation Factory, società interamente controllata da Area, che ha analizzato più di 1600 progetti favorendo la nascita di una ottantina di imprese.

E sul fronte dell’industria 4.0?

Con il direttore Stefano Casaleggi siamo riusciti a convincere il sistema regionale dell’industria 4.0 di mettere a regime le varie specializzazioni industriali in regione. La piattaforma industriale IP4FVG è stata indicata come modello europeo dalla Commissione Ue e selezionata dal Mise tra i 45 poli d’innovazione digitale che hanno ottenuto la pre-qualifica per la candidatura a diventare European Digital Innovation Hub.

Oggi la guerra alla pandemia si combatte anche con i big data..

I big data sono il petrolio degli anni zero. In tempi di pandemia i nostri dati sanitari, incrociati con i dati genomici, diventano un patrimonio essenziale per uscire da questa emergenza. La nostra regione ha un vantaggio perché possiede uno straordinario archivio di informazione sanitaria. Con il potenziamento a livelli significativi del settore Data Science e di quello della Genomica stiamo sviluppando con Asugi e regione uno studio sulle varianti del Covid. Ovviamente rispettando tutte le regole sulla privacy per non incrinare l’indispensabile livello di fiducia con il cittadino.

Cosa chiedete al nuovo governo Draghi?

La riforma della pubblica amministrazione. La burocrazia oggi frena molto lo sviluppo dell’attività di enti e università. Nel 2021 per risparmiare si rallenta anche nell’acquisto dei computer. In Italia non mancano i talenti. Bisogna cambiare le regole.

C’è una fuga di talenti da Trieste?

É un fenomeno che esiste ma non riguarda tutti gli ambiti professionali.

Cosa farà domani?

Voglio riportare all’attenzione la dichiarazione universale di Trieste sui diritti umani “per un etica della responsabilità condivisa” fortemente sostenuta dal Premio Nobel Rita Levi-Montalcini e sottoscritta da decine di insigni accademici, fra cui numerosi Premi Nobel. Ho chiesto a Jeffrey Sachs di guidare il comitato scientifico in vista del 17 quando organizzeremo a Trieste un grande evento in digitale con le istituzioni internazionali triestine. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA