Salvare la Terra dall’incubo della siccità, la sfida della start up padovana: «Irrigare grazie ai raggi cosmici»

Luca Stevanato

È questa l’idea di Luca Stevanato, classe 1985, ricercatore dell’Università di Padova e imprenditore, a capo della start-up Finapp, spin-off dello stesso Ateneo. Un’idea talmente innovativa, che può cambiare i destini di intere aree del pianeta

Irrigare consapevolmente sarà la sfida di questo secolo, una sfida per la sopravvivenza della razza umana. Per farlo con successo occorre però conoscere esattamente le risorse idriche presenti nel suolo. Ma come? Utilizzando i raggi cosmici. È questa l’idea di Luca Stevanato, classe 1985, ricercatore dell’Università di Padova e imprenditore, a capo della start-up Finapp, spin-off dello stesso Ateneo. Un’idea talmente innovativa, che può cambiare i destini di intere aree del pianeta, pensiamo solo all’Africa.

Di cosa si tratta? «Abbiamo creato un sensore che sfrutta la radiazione cosmica per misurare la quantità di acqua immagazzinata nel suolo su un’ampia superficie. Permette, ad esempio, di monitorare il contenuto di acqua nei campi coltivati e fornire in tempo reale indicazioni per ottimizzare tempi e modalità di irrigazione».

Perché è così importante?

«L’acqua viene chiamata, non a caso “oro blu” perché è una risorsa incredibilmente preziosa e lo sarà sempre più in futuro. Le sempre più frequenti estati calde e siccitose degli ultimi anni hanno evidenziato, anche nel nostro Paese, la necessità di soluzioni per un suo impiego più oculato e consapevole, non solo nelle produzioni agricole».

Qualche esempio?

« La Fao (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ndr) afferma che, a livello globale, il 70% delle risorse idriche utilizzate dall’uomo è destinato all’irrigazione agricola, il 22% all’industria e il restante 8% all’uso domestico. Nei paesi in via di sviluppo la quota di acqua destinata all’agricoltura supera però abbondantemente l’80%, con punte del 99, 5% in Somalia e del 90% in India. Nei paesi sviluppati, invece, la frazione risulta minore, ma sempre molto importante. Citiamo ad esempio l’Italia che usa il 45% di risorse idriche per l’agricoltura».

Quanta acqua serve concretamente in agricoltura?

«Ci vogliono 500 litri di acqua per ricavare un chilo di grano, 450 per una pannocchia di mais, 70 per produrre una sola mela, 1. 000 per produrre un litro di latte e 4. 500 per un chilo di carne di manzo. In media un essere umano beve da 2 a 4 litri di acqua al giorno, ma ci vogliono da 2. 000 a 5. 000 litri di acqua per produrre la quantità di cibo che consuma giornalmente. Nel 2050 la richiesta di acqua salirà del 50% nei Paesi emergenti e nei Paesi industrializzati del 18%. L’emergenza relativa all’approvvigionamento idrico colpisce circa 80 Paesi al mondo, coinvolgendo il 40% della popolazione mondiale. Ogni giorno 10.000 persone al mondo muoiono per malattie legate alla carenza d’acqua».

E voi cosa proponete?

«La nostra idea sfrutta i neutroni ambientali, sottoprodotti dei raggi cosmici, che investono continuamente il nostro pianeta, 24 ore su 24, in qualsiasi situazione ambientale. I neutroni riescono a superare qualsiasi superficie, ma si bloccano davanti all’acqua. Quindi il monitoraggio, con la nostra tecnologia, di questi neutroni ci consente di avere informazioni continuative, senza interruzioni legate a fattori esterni come variazioni delle condizioni climatiche o meteorologiche. E questo aspetto è particolarmente importante per seguire lo sviluppo temporale dei fenomeni (la crescita delle colture, o lo scioglimento delle nevi) e prevederne l’evoluzione».

Vantaggi concreti?

« La nostra tecnologia a raggi cosmici può coprire un’area assai vasta, di qualche ettaro; la sonda di Finapp poi non entra in contatto con il suolo e viene installata normalmente due metri sopra di esso; per questi motivi, non interferisce in alcun modo con le attività dell’agricoltore ed è di semplice installazione e manutenzione».

Oggi come si misura l’acqua nel suolo?

«Nella maggior parte dei casi con sonde di tipo Tdr (Time domain reflectometry). S’inseriscono nel suolo, a varie profondità, sonde con punte di acciaio: la misura è precisa, ma ristretta ad un piccolo volume di terreno, non più grande di un decimetro cubo. Coprire vaste aree è quindi assai costoso e complesso. D’altra parte, l’uso di immagini aree o satellitari supera queste limitazioni, offrendo un’informazione su larga scala e discreta risoluzione spaziale, però è limitata ai primi centimetri di suolo. Inoltre, quando un suolo è coperto da vegetazione, o da uno strato di nuvole, le misure diventano imprecise».

Avete brevettato la ricerca?

«Sì, a inizio 2019 abbiamo depositato una domanda di brevetto sulla struttura dell’ultimo prototipo». Il vostro mercato di riferimento? «Principalmente l’agricoltura, ma anche gli enti per il monitoraggio ambientale e enti di ricerca nei campi della meteorologia, idrologia ed agronomia. Per l’agricoltura abbiamo pensato ad un sistema informativo su App e web, come supporto alla gestione irrigua, basato su dati meteo, immagini satellitari e dati delle nostre sonde. Ma la misura della quantità di acqua è importante anche per lo studio idrologico di un territorio. In territori dall’orografia complessa, come l’Italia e le regioni montuose europee, la previsione dell’andamento della portata dei fiumi è di cruciale importanza per diversi aspetti: ad esempio per riuscire a prevedere la disponibilità idrica durante l’estate o per avvisare la popolazione in caso di piene pericolose. Per questo tipo di previsioni è anche importante conoscere la quantità d’acqua disponibile nei nevai montani. Noi con Finapp, e i raggi cosmici, siamo la soluzione giusta».