Udinese e il gigante D-Link, ecco il sogno di Campoccia per il calcio virtuale

L'accordo prevede la sponsorizzazione della squadra di “smanettatori” che rappresenta l’Udinese nella Serie A divisione “esport”, dove con questo termine si indicano tutte le discipline travasate dal campo di gara al supporto elettronico

UDINE. Che in Italia l’ingaggio di un calciatore da playstation possa toccare i 100mila euro annui, che gli “esport” virtuali impiegheranno meno di quanto ci ha messo il karate a diventare disciplina olimpica e che, intrecciando football reale e computerizzato, la Dacia Arena di Udine ambisca a fare concorrenza allo stadio Rose Bowl di Pasadena, California, sono tre fra le molte prospettive a cui ci si può affacciare conversando con Stefano Campoccia.

Spetta infatti a questo sessantenne avvocato originario di Conegliano, in qualità di vicepresidente dell’Udinese Calcio, il ruolo di deus ex machina nella partnership che la società friulana di proprietà della famiglia Pozzo ha appena concluso con D-Link, colosso mondiale dei prodotti Wi-Fi con sede a Taiwan.

Oggetto dell’accordo è la sponsorizzazione della squadra di “smanettatori” che rappresenta l’Udinese nella Serie A divisione “esport”, dove con questo termine si indicano tutte le discipline travasate dal campo di gara al supporto elettronico. In questo ambito, dallo scorso mese di marzo, è in pieno corso il primo campionato italiano che, organizzato dalla Lega Calcio Serie A, assegnerà nel prossimo maggio due scudetti di football virtuale. Un titolo concerne la piattaforma Fifa, mentre l’altro è riferito alla consolle PES, con partite che impegnano diciannove delle venti squadre della massima serie; manca all’appello solo il Napoli.

“Per quanto mi riguarda, specifichiamo che io non gioco alla playstation, ma mi limito a perdere contro il mio quartogenito, Gregorio” precisa l’avvocato Campoccia, a cui la paternità di cinque figli ha sicuramente contribuito ad aprire gli occhi sulle ultime generazioni e le loro scelte in fatto di scelte e tendenze.

“Convivendo con questi ragazzi, ho capito perché le puntate delle serie Tv sono passate dalla durata di un’ora a quella di 45 minuti – spiega il vicepresidente dell’Udinese, che è anche consigliere della Lega Calcio di Serie A. - Infatti, per un complesso di cause legate alla cultura e alla tecnologia in cui sono cresciuti, i ventenni di oggi sono predisposti a concedere meno tempo agli eventi in cui vengono coinvolti. Con conseguenze che riguardano anche lo spettacolo sportivo, a cominciare dal calcio, sempre più praticato e seguito nella sua versione virtuale, dove una partita dura dieci minuti invece di novanta. Da qui il boom del gaming, termine inglese che raggruppa tutti i giochi interattivi”.

Le parole di Campoccia trovano conferme rilevanti, considerando come un anno di lockdown globale abbia pesato nello spostare nuovi praticanti e tifosi verso la casalinga consolle dei videogame. Secondo la società di ricerche Newzoo, il fatturato globale toccato a fine 2021 dagli esport, dove il calcio esercita ruolo leader, si aggirerà sul miliardo e cento milioni, con una crescita del 14% rispetto al 2020, mentre, per quanto riguarda l’Italia, un report IIDEA/Nielsen individua un bacino di oltre un milione e 400mila appassionati, circa un terzo dei quali dedica ore quotidiane alla playstation. Sono valori da discipline di massa che avvalorano quanto si dice sul debutto degli esport ai Giochi Olimpici di Parigi, nel 2024.

“Il bello di una società come la nostra – chiarisce a questo punto Campoccia – è che, spostandoci dal campo in erba a quello virtuale, la linea resta sempre quella: creazione di un vivaio piuttosto che caccia ai campioni fuori budget, e valorizzazione prioritaria del brand Udinese in ambito globale. L’importante è contare sulle persone giuste, in questo caso Italo Zangrando, responsabile dell’area esport della società”.

Ciò detto, sia che si guardi alla squadra della Serie A reale, brillantemente allenata da Luca Gotti, sia che si opti per le performance ostentate dal bomber bianconero della playstation Edoardo Sbroggiò, detto Imbaedo1, ventiseienne di Conegliano, l’asso nella manica del club friulano si chiama Dacia Arena. Lo stadio di casa va infatti considerato movente decisivo nella partnership con D-Link, entrata in gioco anche grazie alla mediazione di Vortice, multinazionale della ventilazione residenziale, nonché marchio che rientra fra gli sponsor storici del club bianconero.

“Le partite di calcio reale diventeranno parte di una programmazione sempre più ricca e diversificata – annuncia Campoccia – a dimostrazione che gli ingenti investimenti nello stadio da parte della famiglia Pozzo continuano a essere premiati. Parliamo di una struttura i cui standard sono ai massimi livelli dell’offerta globale, con una qualità di hospitality degna delle grandi arene americane. Lo testimoniano un auditorium da oltre trecento posti, servizi di ristorazione di riconosciuta eccellenza, e tante altre cose che vanno a comporre un patrimonio destinato a essere ottimizzato sia dalle partite all’aperto, che dagli eventi al coperto del gaming”.

Fra gli orizzonti dischiusi da questo aumento di realtà calcistica, il vicepresidente dell’Udinese fa intravedere una serie ininterrotta di eventi effettivi e virtuali. “Una volta finita in giugno la stagione del calcio giocato negli stadi – ipotizza Campoccia – perché negare ai nostri sponsor la possibilità di continuare a vedere i propri brand sulle maglie della squadra virtuale, impegnata in vari tornei organizzati durante l’estate a Lignano e sulle altre spiagge adriatiche?”.

Ecco tracciata la strada per cui Edoardo Sbroggiò, detto Imbaedo1, può diventare il primo giocatore-bandiera di un’”altra Udinese”, indossando, davanti e dentro il video, la stessa maglia portata in campo da fuoriclasse che si chiamavano Zico, Oliver Bierhoff, Dino Zoff. Stefano Ferrio