L’ad di Google Fabio Vaccarono: “La pandemia ha mostrato l’arretratezza digitale dell’Italia”

Il manager a capo del gigante tech nel nostro paese ne ha parlato nel corso di Wake Up Italia. “L’Italia è una delle potenze economiche del G8 – ha spiegato – ma è solo ventiseiesima nella Ue a livello digitale. Se non riusciremo a cambiare questa tendenza e a estrarre il massimo vantaggio dalla rivoluzione tecnologica in atto rischiamo inevitabilmente di perdere posizioni e competitività”

VERONA. “La pandemia ha evidenziato una grave arretratezza digitale dell’Italia. Infatti, prima che in qualche modo fosse costretto a farlo, ben un italiano su quattro non aveva mai frequentato la rete. Oggi le cose sono un po’ migliorate, ma ritengo che saper accedere ad internet ed agli strumenti che offre sia un fattore di civiltà e di piena cittadinanza”. È uno dei passaggi più significativi della “lezione” che Fabio Vaccarono, amministratore delegato di Google Italia, ha tenuto agli studenti dell’Università di Verona, nell’ambito del programma Wake up Italia, su iniziativa del Dipartimento di Scienze Economiche.

“L’Italia è una delle potenze economiche del G8 – ha spiegato Vaccarono – ma è solo la ventiseiesima su 28 Paesi Ue a livello digitale. Se non riusciremo a cambiare questa tendenza e a estrarre il massimo vantaggio dalla rivoluzione tecnologica in atto rischiamo inevitabilmente di perdere posizioni e competitività”. Vaccarono parla a ragion veduta, visto che da alcuni mesi occupa anche la posizione di vicepresidente internazionale di Alphabet, terza società per capitalizzazione al mondo e holding che controlla Google (e Youtube, dove, sul canale dell’Università, è visibile il suo intervento), e ha quindi un continuo confronto internazionale sulle tendenze in atto. “In quest’ultimo periodo abbiamo realizzato un salto di qualità., un po’ come si avessimo fatto “cinque anni in uno”. Ma bisogna evitare di credere che sia tutto a posto, perché tutti coloro che ci stavano davanti hanno accelerato e si deve assolutamente continuare a recuperare il tempo perduto, anche con un salto a livello culturale. Un esempio? Nel nostro Paese mancano 600mila “data scientist” e andranno certamente trovati”.

Tra le soluzioni elencate dal manager, investire su visione e competenze, aumentare la spesa pubblica e privata in ricerca e innovazione, aprire le aziende nazionali alle straordinarie opportunità offerte al business dalla rete. “Il digitale è una straordinaria opportunità per l’Italia e per le sue aziende - ha affermato – basti pensare che nel mondo ci sono 5 miliardi di persone collegate alla rete. Questo significa che se una volta c’era un divario incolmabile di opportunità tra grandi aziende e PMI, oggi invece, se ci sappiamo fare, possiamo ambire a creare delle piccole multinazionali che guardano all’intero mondo come mercato domestico, come ad esempio le piccole comunità africane che esportano direttamente la loro produzione a Chicago o Inghilterra” È un “mondo piatto” o appiattito dalle connessioni che la rete crea, e offre opportunità di lavoro e di business una volta impensabili.

Vaccarono, richiesto di portare altri esempi dai professori Sergio Noto e Marco Minozzo, che interloquivano con lui, ha evidenziato aspetti interessanti. “Se è vero che in Europa ci sono 60/100 milioni di posizioni a rischio a causa dell’evoluzione digitale, è anche vero che ce ne sono perlomeno altrettante che richiedono curiosità e creatività, nuove professionalità a valore aggiunto soprattutto per chi si impegnerà ad accompagnare le aziende in questo “nuovo mondo“.

Ed è una strada che le aziende devono assolutamente intraprendere – ha ammonito – e se ne devono convincere. Le aziende vitivinicole locali, per esempio, rischiano di vedersi portare via quote di mercato da Paesi meno titolati solo perché saranno più bravi di noi ad affrontare la rete, la vendita e la promozione via internet”. Vaccarono ha infine concluso ricordando il programma di investimenti quinquennale da 900 milioni di dollari sul nostro Paese da parte del colosso statunitense e l’importanza della transizione digitale favorita dagli investimenti del “Recovery fund”. Passando quindi il testimone all’ultimo intervento del ciclo dell’Università, ovvero quello del Ministro dell’Innovazione e transizione digitale Vittorio Colao, martedì 15 alle ore 9.