Msc Crociere, 2 miliardi di investimenti per le navi a zero emissioni: “In corso un confronto con Fincantieri”

Tra i gruppi cantieristici che stanno lavorando alle unità che dispongono di tecnologie a propulsioni green ci sono Fincantieri e Chantiers de l'Atlantique. Queste risorse si aggiungono agli 11,5 miliardi del piano industriale già varato e in corso di attuazione, per realizzare nuove navi, a partire dal settore lusso 

TRIESTE. Le navi green a zero emissioni sono la nuova frontiera sulla quale un colosso come Msc, oggi alleato di Fincantieri, è pronto a investire altri due miliardi di euro in Italia. Il gruppo della famiglia Aponte, come ha spiegato al Sole 24 Ore il Ceo Pierfrancesco Vago, ha messo sul piatto anche gli 11,5 miliardi del piano industriale. Parliamo di idrogeno ma anche di gas naturale liquefatto (Gnl): sono le navi silenziose del futuro. Msc punta sull’alleanza stretta con Fincantieri con il quale ha appena inaugurato il terminal crociere di Miami. Ma Vago vincola l’investimento di 2 miliardi alla necessità di regole e infrastrutture tecnologiche.

Intanto il piano di investimenti avviato da Msc con il gruppo di Bono, che sull’idrogeno ha lanciato il progetto Zeus, prosegue. Sono otto le navi per un valore di circa 6 miliardi attualmente ordinate a Fincantieri: quattro della serie Seashore per un valore di circa 4 miliardi e quattro del nuovo brand di lusso Explora Journeys (in consegna fra il 2023 e il 2026) per altri 2 miliardi. La nuova sfida ora arriva sull’idrogeno verde che assicura «un grande potenziale per contribuire alla decarbonizzazione del settore marittimo, compresa la crocieristica», si sottolinea a Trieste. In partita fra i costruttori europei ci sono anche i Chantiers de l’Atlantique già nel mirino del gruppo triestino all’epoca del tentato sbarco in Francia.

Con Fincantieri Msc da tempo sta studiando soluzioni sul fronte della sostenibilità delle crociere. Ad esempio il colosso cantieristico ha sviluppato con l’Icgeb di Trieste (il Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia) un sistema di sanificazione dell’aria di ultima generazione che è stato installato per la prima volta sulla Msc Seashore. Il Ceo Piefrancesco Vago, come ha spiegato al Sole 24 Ore, ha però rivolto una sorta di chiamata alle armi alle autorità di Bruxelles e al governo italiano perchè si trovino innovazioni tecniche adeguate, sul piano della sostenibilità, se si vogliono raggiungere emissioni zero entro il 2050. Vago si riferisce alle infrastrutture tecnologiche (come l'elettricità nelle banchine) necessarie a reggere la riconversione energetica sulla quale oggi si naviga ancora a vista: «A parte Fincantieri, con la quale dialoghiamo, in Europa non c’è una società che abbia il know how delle fuell cell», ha detto Vago. Sarebbe come se possedere una Tesla ma senza le centraline dove ricaricarla. Msc si è anche spinta negli Usa dove ha fatto un accordo con una società hi-tech che studia le tecnologie per fare funzionare i motori a idrogeno. Ma i vertici del gruppo si attendono molto dall’Europa e temono che Bruxelles all'improvviso smetta di finanziare le navi da crociera che producono C02.

L’obiettivo europeo di neutralità carbonica entro il 2050 richiederà per il gruppo italo-svizzero la creazione di un eco-sistema industriale da realizzarsi anche con accordi operativi con i maggiori player italiani. E qui torna in campo Trieste. Nel luglio scorso Msc con il gruppo di Bono e Snam hanno stipulato un patto per fare ricerca sulle batterie, sulle fuell cell e sui carburanti alternativi. Fincantieri ha stretto anche accordi anche con Enel Green Power per la fornitura di idrogeno verde ad unità navali, sottomarine e di superficie, e per utenze industriali ricomprese nell’ambito portuale. L’amministratore delegato Giuseppe Bono più volte si è soffermato sulle strategie industriali nel campo delle nuove fonti energetiche: «Stiamo lavorando su applicazioni dell’idrogeno con i maggiori gruppi nazionali». Con il Recovery fund si punta a progetti sulle batterie al litio per arrivare alle navi a idrogeno. A Trieste si cerca così di “disegnare” industrialmente un futuro in cui le navi saranno sempre più green. Nel corso degli anni il gruppo triestino ha avviato numerosi progetti di ricerca per studiare e verificare l’applicabilità delle tecnologie ad idrogeno e delle fuel cells a bordo delle navi. Msc guarderebbe ancora a Trieste dove un colosso come Wärtsilä, multinazionale dei grandi motori marini, ha messo a punto una tecnologia per convertire i motori a due tempi, usati nel settore mercantile e alimentati a diesel, in motori alimentati a gas liquido Gnl. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA