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I materiali hi tech di Isoclima, dall’automotive alla frontiera aerospaziale

Non solo vetro, ma anche policarbonati ad alte prestazioni dedicati anche per il settore dell’aerospazio, elicotteri e aviazione civile

Riccardo Sandre
Aggiornato 2 minuti di lettura

Con 120 milioni di euro di fatturato nel 2021 e una prospettiva di crescita di circa il 10% sul 2021, la padovana Isoclima si presenta come una delle medie aziende venete internazionalizzate più innovative sui mercati tecnologici del settore dei prodotti trasparenti.

Non solo vetro quindi, ma anche policarbonati ad alte prestazioni sono il pane quotidiano di un’azienda, dal 2017 parte del portfolio societario del fondo londinese Stirling Square Capital Partners, che offre le sue soluzioni tecnologiche nei settori dello yachting e dei mezzi su rotaia, dell’automotive ad alte ed altissime prestazioni (per le vetture della formula Indi, ma anche per Bugatti, Mclaren, Dallara), per il settore dell’aerospazio (elicotteri e aviazione civile), per la difesa (nel settore navale e per i veicoli terrestri) e per l’architettura.

Un gruppo forte di circa 1.000 dipendenti nel mondo e sette sedi produttive tra Este, dove ha sede l’azienda, la Croazia, ma manche il Messico e gli Stati Uniti, area, quest’ultima, protagonista proprio alla fine dell’anno scorso di una doppia acquisizione nel settore dei prodotti trasparenti per l’architettura.

Una società che ha aderito con entusiasmo alla Rete innovativa Regionale Air su spinta del compianto professor Stefano Debei, vero e proprio motore del progetto, e che proprio dall’innovazione e dal miglioramento continuo delle performance dei propri prodotti trae una parte importate del proprio vantaggio competitivo sui mercati globali dove opera.

«Ogni anno spediamo circa il 5% del nostro fatturato in attività di ricerca e sviluppo» spiega Paolo Cavallari, ad di Isoclima. «Circa la metà di questo budget lo dedichiamo alla ricerca di frontiera nel settore proprio dell’aerospazio. Lo facciamo perché la capacità, ad esempio, di un elemento trasparente di riflettere raggi infrarossi o ultravioletti e così via, fondamentale per il benessere degli astronauti nello spazio, diventa utilissimo per garantire performance di climatizzazione più elevate ai nostri prodotti anche in altri settori di applicazione».

Isoclima si affida sia ad un team interno di ricerca guidato da Guglielmo Macrellim ma pure ad una rete di collaborazioni strutturate con il mondo della ricerca. «Lavoriamo molto bene con l’Università di Trento, che rappresenta una vera e proprio eccellenza in alcuni ambiti da noi presidiati» continua Cavallari.

«Ma siamo piuttosto attenti anche al mondo delle startup. Proprio in queste settimane stiamo portando a termine l’acquisizione di una quota di minoranza di una società innovativa forte di tecnologie estremamente interessanti nel settore dell’applicazione del fotovoltaico alle superfici trasparenti». E se attualmente il settore dell’aerospazio rappresenta solo circa il 5% del fatturato globale del gruppo Isoclima, il valore tecnologico del settore non è secondo a nessuno.

«Nei materiali trasparenti ad alte prestazioni» conclude l’ad di Isoclima «possiamo godere di una profonda cross-fertilizzazione della ricerca. In altri termini lo sforzo di innovazione che noi applichiamo per esempio al settore navale può essere estremamente utile anche per quello militare o per il settore rail, E così via. In sostanza – conclude Cavallari – siamo profondamente convinti, e i dati lo dimostrano, che la ricerca è sempre un fattore competitivo positivo strategico, tanto più sui mercati internazionali».

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