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Innovazione medica, il Polo Tecnologico dell’Alto Adriatico a caccia di talenti per Israele

Accordo per azioni di scouting di partner per il Cluster Smart Health FVG nel Paese mediorientale

Federico Piazza
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Il presidente Valerio Pontarolo e il direttore Franco Scolari

 

Scienze della vita: ci sono tutti i presupposti per una solida relazione paritetica tra il Friuli Venezia Giulia e Israele, Paese ai vertici dell’innovazione mondiale in questo ambito. Possibilità di partenariato tra aziende, startup, centri di ricerca e ospedali-università di ambo le parti, come il Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano, lo Sheba Medical Center di Tel Aviv e l’Hadassah University Medical Center di Gerusalemme.
Ne è fiducioso il direttore del Polo Tecnologico dell’Alto Adriatico di Pordenone, Franco Scolari, di ritorno dalla partecipazione collettiva italiana, organizzata da ICE, alla prima edizione del MIXiii Health Tech.IL, la manifestazione israeliana che ha riunito imprese, professionisti, responsabili di università, centri di ricerca e investitori da tutto il mondo specializzati nei settori scienze della vita, med-tech, digital health, e-health, neuro scienze, oftalmico, biomedicale, biotecnologie, apparecchi medicali, con una forte attenzione all’innovazione e alla ricerca.

La delegazione italiana è stata l’unica partecipazione ufficiale a livello europeo, organizzata per approfondire la collaborazione Italia-Israele nello sviluppo delle tecnologie biomedicali, anche alla luce dell’Accordo bilaterale di Cooperazione nel campo della Ricerca e dello Sviluppo Industriale, Scientifico e Tecnologico del 2002. Sei le realtà che vi hanno preso parte: cinque aziende operanti in diversi ambiti biotech, biomed e della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, e appunto il Polo Tecnologico dell’Alto Adriatico che si occupa di trasferimento tecnologico e di sviluppo imprenditoriale anche per il Cluster Smart Health FVG.


«Mi attendo che tra Israele e il Friuli Venezia Giulia si sviluppino relazioni operative e significativamente arricchenti da ambo le parti, in una logica win-win», commenta Scolari. «Torniamo con contatti molto importanti per stabilire delle partnership di sviluppo, ho incontrato professionisti molto qualificati come i direttori dei centri di ricerca degli ospedali universitari di Sheba e Hadassah, che mi hanno invitato a visitare la loro università-ospedali».

Il direttore del Polo Tecnologico dell’Alto Adriatico sottolinea che l’obiettivo dei partenariati è realistico. «Posso confermare che Israele è un Paese molto interessante. Primo, perché sono più avanti di noi o hanno soluzioni complementari alle nostre in molti settori della salute, del medicale, delle startup biotech e biomed. Secondo, perché a differenza di quello che accade per mia esperienza con i colossi farmaceutici internazionali, per esempio quelli americani, si può stabilire un partenariato di sviluppo con realtà più piccole come quelle israeliane che hanno bisogno di pazienti, di ricercatori e di ospedali, e i contatti in tal senso sono già avviati. Per esempio – prosegue Scolari – quello che interessa molto agli israeliani, e a noi farebbe molto comodo, è che i loro ricercatori costano 5mila euro al mese se sono locali, e 15mila se sono expat. Se da parte italiana facciamo lavorare a questi progetti comuni i nostri ricercatori, che costano 3mila euro al mese, e mettiamo i nostri pazienti che hanno valore nello sviluppo di un farmaco e di una tecnologia, facciamo fare un balzo in termini di contaminazione di conoscenza alle nostre strutture di ricerca e agli ospedali che possono essere coinvolti».

Scolari cita due aree specifiche di possibile collaborazione con contatti avviati: cancro al cervello e al pancreas («Ho trovato in Israele un’azienda che può fare un’ingegnerizzazione di batteri che diventano veicolo per l’immunologia, e quindi terapia collaterale, per tumori al cervello e al pancreas. Si sono parlati subito con lo specialista del CRO di Aviano. Occorre capire l’aspetto economico, ma la strada per la partnership è avviata immediatamente») e piede diabetico («La startup israeliana Votis ha sviluppato un innovativo dispositivo in grado di diagnosticare e valutare la gravità delle patologie degli arti inferiori, solitamente causate dal diabete, e stiamo verificando se l’assemblaggio del prodotto può essere fatto in Europa, anche in Friuli Venezia Giulia»).

«Il settore delle Scienze della Vita è estremamente rilevante per l’economia italiana rappresentando l’11% del PIL nazionale – afferma Fabrizio Camastra, Direttore dell’Ufficio ICE di Tel Aviv –; è un settore fortemente orientato all’esportazione ed in questi ultimi anni ha fatto registrare il più alto tasso di crescita dell’export tra i paesi UE. L’Italia è riconosciuta come uno dei centri più competitivi e dinamici d'Europa e per tale ragione è sede di numerosissime multinazionali del farmaco».
Mentre Israele è internazionalmente noto per essere all’avanguardia in innovazione e ricerca nei settori ad alta tecnologia e si contraddistingue per un tessuto imprenditoriale diffuso e dinamico, fortemente interconnesso con una rete di università e di centri di ricerca specializzati, soprattutto nel campo delle biotecnologie, delle scienze biologiche e delle nanotecnologie. I comparti dei dispositivi medicali, delle attrezzature biomedicali e delle biotecnologie rappresentano in particolare un importante motore di crescita per l’economia israeliana, con manodopera altamente qualificata e tecnologie all’avanguardia. Il Paese ha inoltre una delle concentrazioni più alte al mondo di scienziati pro capite: 145 ogni 10mila abitanti, di cui il 33% specializzati nel settore della Scienze della Vita. Ed è sede di alcuni tra i principali istituti mondiali di ricerca, noti per la loro eccellenza nelle malattie autoimmuni, nella neurologia e nella lotta al cancro.

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